Moxonidina: è un farmaco sicuro? Come funziona?

Moxonidina: è un farmaco sicuro? Come funziona?

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Moxonidina: è un farmaco sicuro? Come funziona?

Moxonidina (Moxonidina) è un farmaco che serve per curare le seguenti malattie: Moxonidina Mylan Generics è indicata negli adulti nel trattamento dell’ipertensione essenziale da lieve a moderata.

Moxonidina: indicazioni e modo d'uso

Ma come funziona Moxonidina? Qual è il suo esatto meccanismo d’azione? Su quali organi del corpo agisce? Vediamolo insieme.

Farmacodinamica di Moxonidina: come funziona?

Classificazione farmacoterapeutica: antiipertensivi, agenti antiadrenergici ad azione centrale.

Codice ATC: C02AC05.

In vari modelli animali è stato dimostrato che moxonidina possiede un potente effetto antiipertensivo. I dati sperimentali disponibili indicano che il sito d’azione di moxonidina è localizzato a livello del sistema nervoso centrale (SNC).

Nel tronco encefalico, moxonidina si lega selettivamente ai recettori dell’I1– imidazolina. Questi recettori sensibili all’imidazolina si trovano prevalentemente nel midollo rostrale ventrolaterale, un’area critica nel controllo centrale del sistema nervoso simpatico periferico. L’effetto di questa interazione con questi recettori dell’I1-imidazolina sembra ridurre l’attività dei nervi simpatici. Questo è stato dimostrato per i nervi simpatici cardiaci, splenici e renali.

Moxonidina differisce dagli altri antiipertensivi ad azione centrale per il fatto che di possedere solo una debole affinità per i recettori centrali α2-adrenergici paragonata all’affinità per i recettori dell’I1-imidazolina. I recettori α2– adrenergici sono considerati come la via metabolica intermedia che causa sedazione e secchezza della bocca, gli effetti indesiderati più comunemente osservati con gli antiipertensivi ad azione centrale.

La pressione sistolica e diastolica media viene ridotta sia a riposo che durante l’esercizio.

L’effetto di moxonidina sulla mortalità e morbilità cardiovascolare non è noto.

Nell’uomo la moxonidina porta ad una riduzione della resistenza sistemica vascolare e conseguentemente alla riduzione della pressione sanguigna arteriosa.


Abbiamo visto qual è il meccanismo d’azione di Moxonidina, ma è altrettanto importante conoscere in quanto tempo viene assorbito dall’organismo per capire quanto tempo il farmaco impiegherà ad agire, attraverso quali vie viene eliminato (ad esempio fegato o reni) per sapere quali organi va ad impegnare e, per ultimo, in quanto tempo viene eliminato per avere idea di quando non avremo più il farmaco nell’organismo.

Tutte queste informazioni sono indicate nel paragrafo “Farmacocinetica” che segue.

Farmacocinetica di Moxonidina

Assorbimento

Moxonidina viene rapidamente assorbita dopo somministrazione orale. Nell’uomo viene assorbito circa i 90% di una dose orale. L’ingestione di cibo non ha effetti sulla farmacocinetica di moxonidina. Non vi è metabolismo di primo passaggio e la biodisponibilità è dell’88%.

Distribuzione

Solo circa il 7% di moxonidina è legato alle proteine plasmatiche (Vdss = 1,8+0,4 l/kg). Il picco dei livelli plasmatici di moxonidina viene raggiunto in 30- 180 minuti dopo la somministrazione di una compressa rivestita con film.

Biotrasformazione

Il 10-20% di moxonidina è metabolizzata prevalentemente a 4,5- deidromoxonidina ed ad un derivato dell’aminometanamidina, mediante apertura dell’anello imidazolico. L’effetto ipotensivo della 4,5-deidromoxonidina è solo 1/10 e quello del derivato dell’aminometanamidina meno di 1/100 di quello della moxonidina.

Eliminazione

Moxonidina ed i suoi metaboliti vengono quasi completamente eliminati per via renale. Più del 90% della dose viene eliminato nelle prime 24 ore per via renale, mentre circa l’1% viene eliminato con le feci. L’escrezione cumulativa di moxonidina immodificata è di circa il 50-75%. L’emivita media di eliminazione plasmatica è di 2,2-2,3 ore e l’emivita renale è di 2,6-2,8 ore.

Caratteristiche nei pazienti con compromissione della funzionalità renale

In pazienti con moderata compromissione della funzionalità renale (Filtrazione glomerulare 30-60 ml/min), l’AUC è aumentata dell’85% e la clearance ridotta del 52%. In questi pazienti l’effetto ipotensivo della moxonidina deve essere attentamente monitorato specialmente all’inizio del trattamento. La dose deve essere adattata in modo che la dose massima giornaliera non superi 0.4 mg e la dose singola 0.2 mg.

Nei pazienti con grave compromissione della funzionalità renale (Filtrazione glomerulare < 30 ml/min), la clearance è ridotta del 68% e l’emivita di eliminazione è prolungata fino a 7 ore. In questi pazienti il dosaggio di moxonidina deve essere iniziato con 0,2 mg al giorno e può essere aumentato fino ad un massimo di 0,3 mg al giorno, se clinicamente indicato e ben tollerato. In questi pazienti l’effetto ipotensivo della moxonidina deve essere attentamente monitorato specialmente all’inizio del trattamento.

Popolazione pediatrica

Non sono stati condotti studi di farmacocinetica dei bambini.


Abbiamo visto come Moxonidina agisce e come si assorbe e si elimina; ma come facciamo a sapere se Moxonidina è un farmaco sicuro?

Prima di tutto è necessario leggere quali sono i dati sulla sicurezza che vengono riportati nella scheda tecnica del farmaco.

Si tratta di dati forniti dalla casa produttrice e basati su un certo numero di lavori scientifici eseguiti prima della commercializzazione: si tratta dei cosiddetti “Dati preclinici di sicurezza”, che riportiamo nel prossimo paragrafo.

Moxonidina: dati sulla sicurezza

I dati preclinici non hanno rivelato particolari rischi per l’uomo sulla base di studi convenzionali di tossicità a dosi ripetute, genotossicità e potenziale carcinogenetico.


Dopo la commercializzazione di un farmaco, vengono tuttavia attuate delle misure di controllo dagli organi preposti, per monitorare comunque tutti gli effetti indesiderati che dovessero manifestarsi nell’impiego clinico.

Tutti gli effetti indesiderati segnalati nella fase di commercializzazione del farmaco, vengono poi riportati nella scheda tecnica nei paragrafi “effetti indesiderati” e “controindicazioni”.

Consultate gli effetti collaterali e le controindicazioni di Moxonidina nella nostra scheda apposita.

Un altro importante capitolo da non dimenticare per valutare se un farmaco è sicuro o no, è quello delle interazioni con altri farmaci.

Può infatti capitare che un farmaco, di per sé innocuo, diventi pericoloso se associato ad alcuni altri farmaci.

Questo è vero anche per i prodotti erboristici: classico è l’esempio dell’ “Erba di Sant’Antonio” (Iperico) che interagisce con alcuni farmaci anticoagulanti aumentandone l’efficacia e mettendo quindi il paziente a rischio di emorragie.

Esaminiamo allora quali sono le interazioni possibili di Moxonidina

Moxonidina: interazioni

La somministrazione concomitante di moxonidina con altri agenti antiipertensivi aumenta l’effetto ipotensivo

La co-somministrazione di antidepressivi triciclici con moxonidina non è raccomandata in quanto gli antidepressivi triciclici possono ridurre l’efficacia dei farmaci antiipertensivi ad azione centrale

Moxonidina può potenziare l’effetto sedativo

degli anti-depressivi triciclici (evitare la prescrizione contemporanea), tranquillanti, alcool, sedativi ed ipnotici.

Moxonidina ha aumentato moderatamente le funzioni cognitive compromesse in soggetti a cui veniva somministrato lorazepam.

Moxonidina può potenziare l’effetto sedativo delle benzodiazepine somministratecontemporaneamente.

Moxonidina viene eliminata mediante escrezione tubulare. Non possono essere escluse interazioni con altri farmaci eliminati attraverso escrezione tubulare.

Tolazodina può ridurre l’effetto di moxonidina in modo dose-dipendente.


Per approfondire l’argomento, per avere ulteriori raccomandazioni, o per chiarire ogni dubbio, si raccomanda di leggere l’intera Scheda Tecnica del Farmaco

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